Chieti - Tremila Anni di Storia e non sentirli
Avere più di tremila anni di storia e non saperli mostrare: questo è
l'amaro destino di Chieti.
Quanto sta avvenendo nella piazza simbolo della città, con preziosi ritrovamenti legati appunto al nostro passato, dimostra ancora una volta di più quanta potenzialità ci sia nel recuperare e poi, soprattutto, mostrare quello che appartiene alla nostra storia. Accade invece che di quei ritrovamenti, non da oggi, poi si perda traccia e, se va tutto bene, nei punti di esposizione sono raramente visibili. Non si parla solo di musei aperti a singhiozzo, ma anche, e soprattutto, dei siti archeologici praticamente invisitabili, malgrado le tante risorse che fino ad oggi si sono messe in campo per renderli fruibili: infatti le terme romane, il teatro, il tempio di San Paolo e la struttura ipogea che si trova sotto l'attuale sede comunale, ex Banca d'Italia sono stati oggetto nel tempo di più interventi, ma i relativi cantieri sono stati aperti e chiusi senza che quei siti diventassero agibili, in attesa, probabilmente, di ulteriori possibili finanziamenti. Una sorta di tela di Penelope che fa sì che i cantieri non si chiudano mai, a tutto danno della comunità teatina e delle sue legittime attese. Eppure c'è stato un tempo in cui la situazione era decisamente diversa: ai tempietti si organizzavano mostre e addirittura convegni, nei suoi locali era ospitato lo speleo club, sempre disponibile per organizzare e guidare visite nel sottosuolo cittadino; al teatro si svolgevano visite e varie iniziative, come nelle terme, grazie all'allora Ente Provinciale per il Turismo ( presidente il rimpianto avvocato Giuseppe Pace) e i musei erano sempre aperti. Si dirà che sono subentrati problemi di sicurezza, dovuti alle nuove norme, ma certamente potevano e dovevano essere risolti senza penalizzare la città e i suoi cittadini. Ora c'è grande attesa e tante discussioni sul futuro di Piazza San Giustino e sui preziosi reparti recuperati: è troppo chiedere immediata chiarezza su come verranno gestiti per essere davvero valutati come un patrimonio da spendere in favore della comunità teatina?

